Ogni cosa dell'aspetto di questa giovane donna tradisce le sue radici, legate indissolubilmente alle millenarie tradizioni del Deserto Grigio.
Sacerdotessa devota del culto dell'Occhio Onniscente di Talib (Sirio), nata nell'anno 2992 dell'epoca dei Quattro presso una tribù di divinatori dimenticata dal resto del mondo, i suoi abiti sono tempestati di campanelli, che nella sua comunità simboleggiano sia la gioia di vivere che le ombre dei trapassati...
I lunghi capelli neri ondulati sono sempre almeno parzialmente avvolti in un velo e, a causa della miopia progressiva che colpisce le donne della sua famiglia destinate a servire l'Occhio, è costretta a portare un paio di lenti scure da vista che Kiranus, un noto maestro alchimista trascendentale, ha realizzato per lei.
Per via delle vicende alterne che hanno costellato la sua esistenza (e che sarebbe molto difficile riportare fedelmente, quindi le lasceremo perdere, per il momento!), Melisenda(*) ha un gran brutto carattere e una personalità estremamente complessa. Tuttavia, dal momento che ha iniziato fin dalla giovane età ad apprendere l'arte dell'autocontrollo (grazie soprattutto ai provvidenziali -!!!- insegnamenti della nonna materna, la grande veggente Kaessandria Tensh'Elijh), la maggior parte delle volte riesce a doiminarsi e a pensare in modo sufficientemente lucido da destreggiarsi in quasi tutte le occasioni in cui c'è da stare calmi.
Fra le sue convinzioni c'è quella che la Conoscenza (o almeno una buona parte di essa) non debba esser tenuta per sé stessi, ma condivisa con chi può comprenderla. Per questo motivo, presso la biblioteca catastale di Mordian e presso la dimora di mastro Galenus, ha cercato di darsi da fare riformando completamente il sistema di archiviazione, modernizzandolo (e guadagnandosi la stima dei suoi committenti, tra cui spicca sua signoria Oberon Luskan, Conte di Trelven).
Inoltre, ha appreso che per affrontare i nemici bisogna prima imparare a conoscerli e non dar mai nulla per scontato: infatti, nei tre anni in cui si è trovata a dover incrociare il suo cammino con quello dell'arcidemone Desmodar Sceleron, non si è mai lasciata andare a sfrenate esultanze ogni qualvolta questo sembrava sconfitto, comprendendo perfettamente che ci sarebbe voluto ben altro per arrivare a sventare tutti i suoi piani e quindi metterlo nel sacco per l'eternità... rimedio definitivo su cui, al momento, sta lavorando, e con tanti buoni motivi in più rispetto agli anni precedenti...
Melisenda è legatissima a pochissime persone, sebbene spesso appaia cordiale e disponibile nei confronti di quasi tutti quelli per i quali nutra un minimo di rispetto. Inoltre, dopo la morte del suo compagno, il mezzodrow William T'Sarran Rilynt'tar (devoto al dio Aldebaran e ucciso dal Sole Nero nell'anno 19), è come se una discreta fetta del suo cuore fosse stata chiusa nel feretro insieme a lui.
Ciò non le impedisce di avere una vera e propria furiosa adorazione per Alehandro Maquin'Daar, il suo primo amico e salvatore (che per lei rappresenta uno dei pochi periodi felici che il Fato le abbia mai concesso senza sottrarglielo da sotto il naso) e di coltivare un tormentato quanto profondo rapporto di amore-odio nei confronti del fratellastro, Hakù Sushimada (con il quale condivide anche il proposito di liberare il comune padre, Kasumoto Sushimada, dalla prigionia in cui lo ha relegato il famigerato Custode delle Spade, onta e flagello della stirpe dei samurai).
Inoltre, nonostostante i suoi modi spesso bruschi o distaccati non lo rivelino apertamente, in realtà coltiva affetto e stima anche nei confronti di molti altri dei suoi compagni, anche se cerca sempre di non attaccarsi troppo a loro, per la paura di poterli perdere, e così sentire il suo cuore che si spezza ancora un'altra volta...
(1) Una curiosità: questo nome, più 'comprensibile' e meglio pronunciabile per le genti fuori dal Deserto, le è stato dato in un'occasione molto bizzarra.
Qualche giorno dopo che i predoni Scorpioni Neri l'avevano portata via dal Deserto, alcuni circensi (che poi l'avrebbero accolta fra loro) avevano trovato Mel'Ishnd priva di conoscenza avvolta in un tappeto, con attorno svariati cadaveri degli stessi predoni e di comuni briganti di strada. Quando avevano cercato di farla rinvenire, l'unica cosa che era riuscita a farfugliare era il suo nome, che ovviamente i suoi soccorritori non avevano compreso. Allora, l'avevano ribattezzata con il nome che più si avvicinava a ciò che avevano sentito, e da qui venne fuori Melisenda Tencélie...